Rock and the city. Stazione Certosa

Le stazioni hanno fascino.
Se potessero parlare ci racconterebbero mille e una storia, tutte diverse.
Di chi parte per una nuova avventura, di chi torna dopo l’ennesima avventura.
Di chi fugge per ritrovare se stesso e di chi fugge perché quel che ha trovato non gli piace.
Sento i passi, conto le vite, vedo gli abbracci, intuisco i baci rigati di lacrime.

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Rivedo quei ragazzi, a fine estate, oro nei capelli e pelle ambrata, a condividere sacco a pelo e parole crociate, in due con una penna sola.
Sento nell’aria l’allegria delle tante gite fuori porta, per ritornare la sera con una nuova città in tasca.

Corro con lei, innamorata e stanca, il venerdì pomeriggio, in una mano il trolley, nell’altra i sentimenti.

 

Conto i passi svelti, quasi frenetici, di chi ogni mattina si sveglia all’alba, caffè veloce e auricolari, e scappa a lavorare.
Li guardo di nascosto, certe sere, felpa con cappuccio e bomboletta spray, a regalare gioia e giovinezza a muri spenti.
Penso a chi, per scelta o per follia, ha rinunciato a tutto e qui ci dorme. Mi chiedo se ci voglia più coraggio a vivere così, la vita in due sacchetti o poco più, o se il vero coraggio stia nell’affrontare, con forza e con costanza, i piccoli e grandi problemi quotidiani.

 

Le stazioni mi affascinano.

 

Blusa, Carolina Emme
Jeggins, Benetton
Giubbotto, H&M
Scarpe, Walter
Cintura, Gucci
Occhiali, Ray-Ban
Borsa, Mandarina Duck

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